Il sondaggio di Uil Veneto al Job&Orienta 2025

l sondaggio di Uil Veneto al Job&Orienta 2025


“La Uil Veneto non si limita a parlare ai ragazzi, ma preferisce parlare con loro. Lo abbiamo dimostrato un’altra volta durante il consueto salone di Job&Orienta, tenuto lo scorso novembre a Verona, dove eravamo presenti con un nostro stand. In quella occasione, abbiamo chiesto agli studenti che si sono avvicinati alla “Uil House” di rispondere ad un questionario sui loro stili di vita e le loro aspettative. Il risultato è stato interessante e per certi versi sorprendente: ci sono risposte che ci aspettavamo, altre che ci “spiazzano” e sulle quale è opportuno un nostro approfondimento”. Lo ha detto Roberto Toigo, segretario generale della Uil Veneto.


E’ chiaro dal sondaggio – i cui dati sono stati elaborati dal CSSE Veneto – che i ragazzi sono immersi nella tecnologia: quasi il 50% degli intervistati, infatti, ha ammesso che usa il cellulare più di 5 ore al giorno, soprattutto per navigare nei social. Al primo posto compare Tik Tok (49,2%), seguito da Instagram (42,2%). Solo l’1,3% è iscritto a Facebook, utilizzato ormai particolarmente dagli over 40. Il 64,6% però è anche consapevole che l’impiego eccessivo dei cellulari compromette la capacità di scrivere bene. Inoltre temono che l’IA (66,8%) renderà loro più difficile trovare un lavoro. Lavoro che rimane un obiettivo importante: il 92,9% ritiene fondamentale fare esperienze da giovani e farle anche all’estero. Per il 52,6% aspirare a diventare un influencer equivale a trovare un buon lavoro. Nella scelta tra un impiego più remunerativo e uno che permetta di avere più tempo libero, prevale il secondo (54,5%).


L’aspirazione principale per i 18enni (37,4%) rimane la conquista della patente, mentre al secondo posto (32,2%) si colloca l’iscrizione all’Università. Guardando al futuro, ai 30 anni, il 47,2% punta a costruirsi una famiglia, soprattutto tradizionale con il fatidico sì del matrimonio (62,9%). No al cibo spazzatura: l’81,2% dei ragazzi intervistati afferma che ci tiene alla salute e pertanto a ciò che mangia. Inoltre allo sport ci rinuncia solo il 33,7%, soprattutto per poco tempo libero. I ragazzi, infine, non dimostrano molta conoscenza del sindacato e non ne percepiscono l’importanza: l’85,7% non ha mai pensato di iscriversi anche se ben il 61,7% ritiene utile anche manifestare e scioperare per raggiungere gli obiettivi.


“La Uil Veneto continuerà a confrontarsi e a stare vicino ai giovani – ha detto Toigo – tanto più che nel nostro questionario quasi il 60% ha la speranza di rimanere in Italia a lavorare. I giovani devono sentire la nostra presenza e sapere che noi ci siamo. Dobbiamo fare la nostra parte per garantire loro un futuro certo, sicuro e più giusto”.

Studio sulla demografia: il Veneto invecchia più del resto del mondo

Il Veneto invecchia più dell’Italia e del resto del mondo. L’inverno demografico – cui la Uil Veneto ha dedicato un convegno l’anno scorso – trova nella nuova analisi effettuata dal CSSE (Centro Studi Sociali ed Economici del Veneto) ulteriori conferme. Il vecchio continente incomincia a subire i risultati della denatalità e dell’invecchiamento della popolazione, ma il dato è più accentuato nella nostra regione.

Andiamo con ordine. Sulla base delle stime ufficiali di Nazioni Unite (Un Desa), Eurostat, Istat e Regione Veneto, la popolazione mondiale è cresciuta con questa progressione: 5,7 miliardi nel 1995, 6,5 miliardi nel 2005, 7, 4 miliardi nel 2015 e 8,2 miliardi stimati nel 2025. In percentuale la popolazione mondiale è cresciuta del 43,9% in 30 anni.
Se stringiamo l’obiettivo sull’Europa, la crescita è questa: 727 milioni nel 1995, 730 milioni nel 2005, 738 milioni nel 2015 e 745 milioni stimati nel 2025. Si tratta di uno scostamento molto piccolo: + 2,48%.
Veniamo all’Italia. Ecco i dati a partire dalla fine del secolo scorso: 57.240.000 abitanti nel 1995, 58.462.000 nel 2005, il picco di 60.795.000 nel 2015, poi un calo fino ai 58.934.000 stimati alla fine di quest’anno. In trent’anni la crescita della popolazione è del 2,96%, ma bisogna studiare bene l’andamento. Nei primi vent’anni presi in esame, la crescita è del 6,21%; tra il 2015 e il 2025 c’è un calo del 3,06%. Alla fine, il saldo è positivo, ma la tendenza è verso un calo della popolazione.
Guardiamo infine al Veneto, che segue l’andamento italiano: crescita dal 1995 al 2015, poi un calo nell’ultimo decennio. Vediamo i numeri: 4.384.000 abitanti nel 1995, 4.738.000 nel 2005, picco di 4.905.000 nel 2015, calo a 4.851.000 nel 2025. In trent’anni la popolazione è salita del 10,65%, anche se si registra un calo dell1,1% nell’ultimo decennio.

Cosa ci dicono questi primi dati: che la popolazione mondiale è cresciuta tantissimo, l’Europa ha rallentato, l’Italia ha un saldo positivo ma con una tendenza alla diminuzione, così come il Veneto, ma con un tasso di crescita molto più alto. Vuol dire che gli effetti della denatalità, nella nostra Regione, ancora non si vedono e dovremo aspettare qualche decennio.
Andiamo a vedere l’andamento dell’età media. In tutto il mondo, l’età media nel 1995 era di 24 anni. Oggi è di 30,6: la crescita è del 27,5%.

In Europa si passa dai 35,7 del 1995 ai 38,9 del 2005, ai 42,6 del 2015 fino ai 45 del 2025: ciò vuol dire che il Vecchio Continente effettivamente invecchia. La crescita è del 26,05%.
In Italia la progressione dell’età media è questa: 40 anni nel 1995, 42,3 nel 2005, 44,7 nel 2015, 46,6 nel 2025. L’età media nel nostro Paese è salita del 16,5%.
Infine il Veneto: ecco l’età media negli ultimi 30 anni. Nel 1995 è di 39, nel 2005 di 41,1, nel 2015 di 43,7 e nel 2025 di 46,9. La crescita è del 20,26%.

In sostanza, in tutto il mondo aumenta l’età media (sicuramente a causa di migliori condizioni igieniche e sanitarie). Il dato del +27,5% su scala planetaria è probabilmente dettato da questo.
Confrontando gli altri tre dati, vediamo che il Veneto ha l’età media più alta sia rispetto all’Italia che all’Europa: 46,9 contro 46,6 del nostro Paese e 45 del Continente. La crescita dell’età media è di poco superiore al 20% in 30 anni: più che ini Italia (16,5%) ma meno che in Europa (26%).

Conclusioni

La popolazione mondiale cresce molto più rapidamente rispetto a Europa, Italia e Veneto. L’età media aumenta ovunque, ma la crescita relativa è più rapida a livello mondiale e regionale (Veneto) rispetto all’Italia nel suo complesso. In Italia e Veneto, si nota un rallentamento o addirittura una leggera diminuzione della popolazione tra 2015 e 2025 (Italia: 60.795.612 -> 58.934.000; Veneto: 4.905.854 -> 4.851.851), ma l’età media continua a salire, indicando un invecchiamento demografico. L’Europa ha una popolazione quasi stabile, mentre l’età media cresce costantemente. Il Mondo mostra sia crescita della popolazione che aumento dell’età media, con dinamiche più marcate rispetto alle aree locali.
Dati che ci dimostrano come il Veneto avrò bisogni diversi in futuro. La popolazione invecchia, cambia il concetto di famiglia, occorrono investimenti nella sanità di prossimità e in strutture sociali (non per forza RSA).
L’immigrazione non compensa il calo demografico ma è importante: essa deve essere integrata per lingua, usanze e cultura, se no rischia di non venire accettata. In conclusione, è il momento di un ripensamento nell’utilizzo delle risorse per un nuovo welfare. Servono infrastrutture per le nostre imprese, ma servono soprattutto infrastrutture sociali per le persone.

Salgono redditi e tassazione dei veneti, ma il saldo è positivo: +3% nelle tasche dei contribuenti

Sale il reddito medio dei veneti, sale la tassazione, ma nel 2024 il saldo è positivo. È il risultato dell’analisi – effettuata dal Centro Studi Sociali ed Economici del Veneto – delle dichiarazioni dei redditi effettuate agli sportelli del CAF Uil Veneto nel 2025. Ampio il campione di osservazione: 60mila le pratiche esaminate.

“C’è una differenza sostanziale rispetto all’analisi di un anno fa”, spiega il segretario generale di Uil Veneto Roberto Toigo. “Tra il 2022 e il 2023 il reddito medio era aumentato del 4,43%, ma inflazione e tassazione ne avevano annullato i benefici, con i veneti paradossalmente più poveri. Quest’anno, l’intervento del governo sul cuneo fiscale e la riforma degli scaglioni Irpef hanno dato i loro frutti. Erano misure che la Uil chiedeva da tempo, c’era stato pure uno sciopero generale con il governo Draghi. Abbiamo sostenuto questa richiesta anche con il governo Meloni, riconoscendo la bontà dell’intervento. È vero che si tratta di una misura prevista per soli cinque anni, ma ci auguriamo che possa diventare strutturale”.

Tornando ai numeri, l’aumento medio dei redditi delle persone che si sono recate ai Caf della Uil Veneto è del 4,90%, con le punta massima a Padova (+5,36%) e quella minima a Verona (+3,46%). La crescita dell’Irpef lorda è stata, in media, del 2,01% (con una punta massima del +3,53% a Venezia e un dato addirittura negativo a Vicenza, -3,29%). Il conto è presto fatto: con un aumento medio del reddito di quasi il 5% e una tassazione che aumenta “solo” del 2%, nelle tasche dei contribuenti resta un 3% in più, assumendo che detrazioni e deduzioni fiscali rimangano pressocché invariate. Un piccolo segnale, ma importante.

“C’è però un altro dato che ci deve fare riflettere, e cioè la differenza di reddito tra uomini e donne. Se fino a 30 anni è di quasi 4000 euro a favore degli uomini (21 mila euro contro 17mila), diventa quasi il doppio nella fascia d’età tra i 30 e i 50 anni (29mila euro contro 21mila) e sopra i 50 anni (30mila euro gli uomini, 22mila euro le donne). Non essendoci una differenza contrattuale rispetto al genere, questa grande distanza indica la grande difficoltà delle donne a poter lavorare a tempo pieno, per il genere di impiego o per la conciliazione dei tempi vita-lavoro. Una differenza così grande, infatti, non si spiega altrimenti che con impieghi part-time, volontari o involontari che siano. È sicuramente una delle sfide che dovremo affrontare per arrivare ad una reale parità di genere.

Redditi in crescita, ma sale di più la tassazione locale

Redditi in crescita, ma sale di più la tassazione locale

Reddito medio in aumento del 4,43% tra il 2022 e il 2023, ma inflazione e tassazione ne annullano i benefici e i veneti si trovano paradossalmente più poveri. È il dato che emerge da uno studio della Uil Veneto commissionato al CSSE (Centro Studi Sociali ed Economici) su dati del Caf Uil Veneto.

“L’analisi – spiega il segretario generale Roberto Toigo – è svolta su chi ha fatto la dichiarazione dei redditi, circa 60mila persone, agli sportelli del Caf Uil Veneto in tutta la regione. Il reddito medio è di 24.285 euro nel 2023, in aumento rispetto ai 23.262 del 2022. L’aumento è di circa il 4,5%, ma è completamente annullato dall’inflazione che – secondo l’Istat – nello stesso anno si è attestata al 5,7%. E va ricordato che nel 2022 si era raggiunto il picco dell’8,1%”.

C’è poi un altro valutato dal CSSE: fino al 2023 c’erano due scaglioni Irpef, 23% sui redditi fino a 15.000 euro, 25% sui redditi compresi tra 15.000 e 28.000 euro. Entrambi i redditi medi registrati al Caf Uil Veneto appartengono a questi scaglioni. Ad un piccolo aumento del reddito sarebbe dovuto corrispondere un analogo e proporzionato aumento dell’Irpef pagata.

Invece la tassazione Irpef è salita del 10,41%, passando in media da oltre 3.400 euro a quasi 3.800 euro a contribuente. In una fase di calo dei tassi di interesse (che nello scorso biennio hanno messo in difficoltà chi aveva mutui e prestiti) e di una certa stabilità della bolletta energetica (che è comunque ancora altissima), e con una addizionale Irpef che la Regione Veneto mantiene da anni fissa al minimo previsto per legge, l’1,23%, c’è solo una spiegazione a questa crescita della tassazione: si tratta inevitabilmente di addizionali comunali.

“La non applicazione di una Irpef regionale – è la considerazione di Toigo – non vuol dire esattamente che non aumentano le tasse per i veneti. I Comuni, che soffrono un costante calo di risorse e trasferimenti, sono costretti ad applicare una tassazione locale, senza la quale diventa impossibile garantire i servizi. Si crea così però una situazione a macchia di leopardo, che penalizza in generale tutti i contribuenti ma in particolare quelli dei comuni più piccoli, che fanno fatica a dare le risposte attese dai cittadini”.

“Certamente – conclude il segretario generale di Uil Veneto – il tema da affrontare è quello di una eccessiva tassazione dei redditi. Non basta il mantenimento del cuneo fiscale ed occorrono politiche sulla contrattazione di secondo livello e sulla detassazione degli aumenti contrattuali. E una reale lotta all’evasione, visto che a pagare i servizi continuano a essere a carico di dipendenti e pensionati. Il contesto internazionale non aiuta: con la Germania in recessione, con la Francia in crisi, con le probabili politiche protezionistiche che adotteranno gli Stati Uniti, è necessario trovare una nuova via per una crescita giusta, collaborativa, in cui a farla da padrona non sia la concorrenza esasperata”.

Il sondaggio di Uil Veneto, è il lavoro il tema più sentito

Sono il lavoro e la sanità i temi più sentiti dai veneti, interpellati da Uil Veneto con un sondaggio che si è svolto in presenza e online dalla fine di ottobre ai primi di dicembre. Il quesito posto era proprio “Qual è, tra questi, il tema per te più importante da affrontare e risolvere?”.

L’adesione è stata massiccia: 16.786 risposte, con una prevalenza di donne (52,2%) rispetto agli uomini (47,4%).

La fascia d’età più “reattiva” è stata quella tra i 40 e i 59 anni (45,2%), seguita da quella tra 18 e 39 (29,3%), Gli over 60 sono stati il 19,4%, gli under 18 (molti dei quali raggiunti durante il Job&Orienta di Verona) il 6,1%.

I dati sono stati elaborati dal CSSE (Centro Studi Sociali ed Economici del Veneto) e offrono uno spaccato interessante, per età, per genere e per territorio, dei temi sui quali il sindacato può concentrare la propria azione. Ogni intervistato ha potuto indicare una sola risposta.

 A livello complessivo, tenendo conto dunque delle risposte in tutta la regione Veneto, tra i temi principali, il lavoro è la priorità più segnalata (30%), seguito da sanità (26,7%) e sicurezza (15,4%).

Le priorità cambiano significativamente con l’età: sicurezza e istruzione sono rilevanti per i giovani (21,5 e 21%), lavoro per gli adulti (34,7% nella fascia 30-49 e 36,6% in quella 40-59) e sanità per gli over 60 (48%).

La complessità regionale emerge dall’analisi dei dati provincia per provincia.

A Belluno il tema più sentito è la sanità (29,2%), che supera di poco il lavoro (28,3%). Ma è interessante notare che per gli under 18 il problema più grave è quello dei trasporti (37,5%), mentre è abbastanza prevedibile che per gli over 60 il tema sia la sanità (56,1%).

A Padova il tema più sentito è il lavoro (29,1%), che supera di poco la sanità (27%). Tra i giovani, spicca l’attenzione per l’ambiente (35%), mentre il lavoro per gli adulti e la sanità per l’anziani confermano un trend abbastanza diffuso in tutto il Veneto.

A Rovigo la situazione cambia: il tema del lavoro (46,3%) distacca di quasi 20 punti percentuali il secondo, la sanità (27,8%). Anche nell’analisi per fasce d’età, il tema del lavoro sfiora il 60% per gli adulti. Da segnalare la questione istruzione per i giovani (55,5).

A Treviso è la sanità ad essere il tema più sentito, sia in generale (26,1%) che in due fasce d’età: tra i 40 e i 59 anni e tra gli over 60. A preoccupare i giovani è soprattutto la sicurezza (35,7%).

A Venezia la questione lavoro arriva al 32,2%: dopo Rovigo, è il territorio con la percentuale più alta. Dato confermato anche analizzando le fasce d’età (33,9% tra i 30 e i 49 anni e 42,5% tra i 40 e i 59 anni). Tra i giovani c’è particolare attenzione per l’istruzione (34,2%)

A Verona la situazione non è dissimile da Venezia, con il lavoro al 31,5% di risposte su questo tema. Nella provincia scaligera, questo tema tocca anche gli under 18 (30,8% di risposte, a pari merito con la sicurezza), oltre che le due fasce degli adulti.

A Vicenza infine spicca la sanità (28,7% generale e 47,2% per gli over 60). Seguono lavoro (23,2%) e sicurezza (19,5%). Tra i giovani, l’interesse è focalizzato sull’istruzione (26,3%).

ANALISI

Abbiamo intercettato mondi diversi da quelli che interessano il sindacato, ma il tema del lavoro è quello che – secondo le quasi 17mila persone che hanno risposto al sondaggio – è quello più importante da affrontare e risolvere.

“Perché da noi – conferma il segretario generale di Uil Veneto Roberto Toigo – si rivolgono persone che fanno fatica ad arrivare a fine mese, con redditi che non crescono, con lavori che nei due terzi dei casi sono precari o a tempo determinato. È la stessa Regione Veneto, fornendo i numeri delle crisi aziendali gestite nel 2024 – 70, con oltre 14mila persone coinvolte – a dimostrare il momento di difficoltà. Una situazione che non permette di guardare al futuro, di mettere su famiglia o fare un mutuo.

E poi la sanità, che è il secondo tema più sentito in generale ed il primo per gli anziani. Nei colloqui raccogliendo le risposte, però, non vengono segnalati problemi con le liste d’attesa o gli accessi agli ospedali. La vera questione è il rapporto con i medici di base, che non fanno più da filtro, che danno appuntamenti dopo settimane, costringendo poi le persone a rivolgersi ai Pronto Soccorso per avere delle risposte.

Infine il tema della sicurezza, che emerge soprattutto tra i giovani. Ne abbiamo sentiti tanti a Job Orienta, alle fermate degli autobus, in giro per i nostri paesi. Emergono forme di bullismo, di prevaricazione, di violenza che vanno sicuramente affrontate e arginate.

Tornando al tema del lavoro, a metà gennaio è convocato un tavolo in Regione con gli assessori Mantovan e Marcato: occorre un nuovo patto per il lavoro con le parti datoriali, al quale anche le istituzioni potranno dare il loro contributo.

 Nel 2025 Uil Veneto – conclude Toigo – organizzerà un convegno in ogni provincia per affrontare il tema più sentito nei rispettivi territori ed uno complessivo a livello regionale”.

Un sondaggio sui temi più importanti da affrontare in Veneto

Qual è, tra questi, il tema per te più importante da affrontare e risolvere?”: è la domanda del sondaggio che Uil Veneto sta effettuando in questi giorni in tutta la regione. a tutte le persone venete che vorranno aderire anonimamente all’iniziativa.

Per un giovane è più importante il tema lavoro, l’istruzione, l’ambiente o la casa? Per un anziano conta di più la sicurezza o la sanità? Chi vive a Rovigo ha le stesse esigenze di chi vive a Venezia o a Belluno? Ci sono esigenze trasversali tra le generazioni? È partendo dalla necessità di capire in modo più dettagliato qual è per te il tema più importante da affrontare, che stiamo chiedendo di partecipare al sondaggio di Uil Veneto, organizzato in collaborazione con il CSSE.

Con l’aiuto di tutti, incrociando le risposte che raccoglieremo in tutta la regione e conoscendo meglio quello che ritieni sia più urgente da risolvere, potremo essere più efficaci e intraprendere le azioni per arrivare ad un Veneto più giusto.

L’inverno demografico: Csse all’assemblea Uil Veneto

CSSE VENETO - Il Centro Studi Sociali ed Economici del Veneto

“L’inverno demografico – Aspetti sociali, lavorativi e sanitari di un Paese che non fa più figli”. E’ il titolo dell’Assemblea Regionale di Uil Veneto, il cosiddetto “laboratorio delle idee”: un momento di approfondimento con esperti su tematiche di attualità, volto a creare conoscenza e a stimolare dibattito e discussione.

Il prossimo appuntamento si svolgerà – mercoledì 9 ottobre, al Centro card. Urbani di Mestre. Dopo l’introduzione dei lavori da parte del presidente dell’Assemblea Brunero Zacchei, ci saranno le relazioni di Stefano Campostrini, docente di Statistica sociale all’Università Ca’ Foscari di Venezia, Alberto Cester, già primario di Geriatria della Ulss 3 Serenissima di Venezia, Giuliano Zignani, presidente Ital Uil nazionale, Enzo Munafò, del comitato tecnico scientifico di Ital Uil, Antonia Perra, operatrice dello sportello Ital Uil di Treviso. Le conclusioni saranno affidate al segretario generale di Uil Veneto Roberto Toigo.

CSSE ha partecipato all’organizzazione dell’evento, producendo una serie di dati che saranno al centro della discussione tra i relatori.

Infortuni sul lavoro, segnali di miglioramento

Infortuni sul lavoro, segnali di miglioramento

Studio CSSE per conto di Uil Venetoinfortuni sul lavoro, malattie professionali, decessi sul lavoro. Dati assoluti e calcolati rispetto al numero di ore lavorate negli anni 2021-2022-2023. Quadro comparativo tra Veneto e Italia e tra Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Piemonte, Lombardia ed Emilia-Romagna.

Il presente studio contiene l’elaborazione e l’analisi degli infortuni sul lavoro, dei decessi e dei casi di malattia professionale negli anni 2021-2022-2023. La fonte dell’elaborazione dei dati è l’INAIL, con l’aggiunta dei dati ISTAT in merito alle ore lavorate nell’arco degli anni. I dati riportano l’andamento del fenomeno infortunistico, sia con indicazioni numeriche assolute, sia attraverso l’uso di indicatori di incidenza che consentono, tra l’altro, di confrontare il fenomeno infortunistico tra le diverse regioni, pur caratterizzate da una popolazione lavorativa differente, rispetto al monte ore lavorato, per dare una rappresentazione più aderente con la realtà della situazione. Nella prima parte del documento vengono confrontati i dati del Veneto con quello dell’Italia. Nella seconda parte c’è un focus che mette a confronto i dati del Veneto con le più grandi regioni del Nord: Piemonte, Lombardia, Friuli-Venezia Giulia, Emilia-Romagna.

Infortuni sul lavoro
In Veneto sono stati 70.528 nel 2021, si impennano a 84.547 nel 2022 e scendono a 69.643 nel 2023 [slide 2]. In percentuale, nel periodo 2021-2023 l’andamento segna un  -1% (rispetto a un +4% a livello italiano)Il Veneto (-1%), con il Friuli-Venezia Giulia (-2%), sono le uniche regioni che nel periodo in esame registrano un calo degli infortuni sul lavoro. Crescono Lombardia (+4%), Emilia-Romagna (+2%) e Piemonte (+2%). Lo scenario cambia se si considerano non solo i numeri assoluti, ma i dati rispetto al numero di ore lavorate. Nel 2021 il numero di infortuni è del 2,018% (contro l’1,330 italiano) [slide 8], nel 2022 sale a 2,337% (contro l’1,590 italiano) e scende all’1,858% nel 2023 (rispetto all’1,293 italiano) [slide 10]. In generale, nel periodo 2021/2023, gli infortuni per ore lavorate in Veneto segnano un  -8,58% contro il  -2,82% italiano. E anche rispetto ai numeri assoluti, il calo è consistente: da  -1% a -8,58%. In una analisi comparata con le altre regioni, il Veneto è la regione che si comporta meglio, essendo l’unica che registra un calo degli infortuni sul lavoro nel periodo 2021-2023. Tutte le altre regioni hanno il segno positivo davanti: Veneto -8,58%, Friuli-Venezia Giulia + 2,20%, Piemonte + 5,58%, Emilia-Romagna +7,82%, Lombardia +9,61%.

Malattie Professionali
Secondo la definizione che ne dà il Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, una malattia professionale è “qualsiasi stato morboso che possa essere posto in rapporto causale con lo svolgimento di una qualsiasi attività lavorativa”. In Veneto sono state denunciate all’Inail 3.418 malattie professionali nel 2021, 3.915 nel 2022 e 4.633 nel 2023. Ciò vuol dire che nel periodo 2021-2023 sono salite del 36%, rispetto al 32% italiano [slide 7]. Si tratta della regione in cui l’aumento è più consistente: seguono la Lombardia (+34%), il Friuli-Venezia Giulia (+22%), l’Emilia-Romagna (+17%) e Piemonte (+13%). Anche rispetto al numero di ore lavorate, il Veneto segna una crescita delle malattie professionali: 0,097% nel 2021, 0,108 nel 2022, 0,123 nel 2023. La crescita tra il 2021 e il 2023 è del 12,46%, al di sotto della media italiana (14,68%)Ma in comparazione con le altre regioni, il Veneto è il territorio in cui crescono di meno le malattie professionali in rapporto al numero di ore lavorate: il 12,46% è il dato più basso. Risalendo nella classifica delle regioni del Nord, seguono il Piemonte (+14,61%), l’Emilia-Romagna (+19,19%), il Friuli-Venezia Giulia (+21,34) e la Lombardia (+29,74%).

Decessi sul lavoro
Il trend degli incidenti mortali – seppur con numeri assoluti ancora drammaticamente alti – è in discesa. In Veneto si sono registrati 119 decessi nel 2021, 127 nel 2022 e 101 nel 2023. Tra il 2021 e il 2022 sono aumentati del 7%, tra il 2022 e il 2023 sono calati del 20%. Nel triennio 2021-2023 il calo è del 15%. In Italia il calo è quasi doppio: -27%. Il calo di decessi in Veneto tra il 2021 e il 2023 è inferiore rispetto alle altre regioni prese in esame: -42% in Friuli-Venezia Giulia, -37% in Piemonte, -27% in Emilia-Romagna. Fa peggio solo la Lombardia, in cui il calo è del 13%. In questo caso, anche rispetto al numero di ore lavorate, il Veneto non ottiene risultati importanti: il calo di decessi è del 20,84% (contro il 31,49% dell’Italia), ma è migliore rispetto al calcolo sui dati assoluti (-20,84 contro il 15%. A parte la Lombardia, tutte le altre regioni prese in esame fanno meglio: -39,87% in Friuli-Venezia Giulia, -34,79% in Piemonte, -22,88 in Emilia-Romagna. La Lombardia si ferma a -6,92%.

Analisi e commento

La premessa – spiega il segretario generale di Uil Veneto Roberto Toigo – già richiamata nella ricerca, è che i numeri sono drammaticamente alti. Ogni infortunio sul lavoro, ogni denuncia di malattia professionale, ogni decesso, sono un richiamo a fare di più perché questi dati diminuiscano. Il senso di questo studio – e cioè di commisurare i numeri assoluti al monte ore lavorato – ci aiuta a comprendere che le azioni messe in campo dal sindacato, dalle istituzioni, dalle parti datoriali e da tutti i soggetti coinvolti. Scoprire per esempio che gli infortuni sul lavoro calano dell’8,5% invece che del 2,8 è un segnale. Così come lo è il fatto che la crescita delle malattie professionali è la più bassa tra le regioni prese in esame (e anche sotto la media italiana). Il tasto dolente è quello dei decessi sul lavoro: il calo in Veneto è ancora poco apprezzabile (-15%), quasi la metà del dato italiano. E anche rispetto alle ore lavorate, anche se il calo diventa più consistente (-20,84%), è molto più basso rispetto al dato italiano (-31,49%) e quasi la metà del calo in Friuli-Venezia Giulia (-39,87%). I protocolli siglati con la Regione Veneto e con le altre parti, quelli territoriali che hanno come capofila le Prefetture, la formazione per gli RLS e gli RLST, le assemblee, gli incontri, le manifestazioni stanno portando a dei risultati. Certo si può fare di più, potenziando queste attività, mettendo risorse nella prevenzione e implementando il personale preposto ai controlli. E soprattutto continuando con una campagna di sensibilizzazione, formazione e informazione su salute e sicurezza sul lavoro che parta addirittura dalle scuole. Questo tema deve fare parte del bagaglio civico di ogni cittadino, di ogni persona, di ogni gruppo sociale. Noi la chiamiamo cultura della vita, e supera addirittura il concetto di cultura della sicurezza: perché la sicurezza non deve essere considerato un costo, perché il profitto e la velocità non sono valori assoluti, perché quando non si è sicuri che tutto possa andare bene bisogna avere il coraggio di fermarsi. Perché, in meno di un minuto, non si debba rischiare la propria vita.  

Nuova governance per il Centro Studi Sociali ed Economici del Veneto. “In un momento di veloce trasformazione della società, occorrono studi di qualità per progettare il futuro”.

Nuova governance per il Centro Studi Sociali ed Economici del Veneto. Si tratta di un ente no profit dedito alla ricerca scientifica, alla rilevazione, al monitoraggio e alla valutazione su temi sociali ed economici, compresi quelli attinenti al mercato del lavoro.

Il nuovo presidente è Massimo Zanetti, sindacalista della Uilpa, la categoria che si occupa di pubblica amministrazione.

“Il Centro Studi – spiega Zanetti – vuole diventare un interlocutore privilegiato con i sindacati, le associazioni datoriali e le istituzioni. Nel nostro Dna ci sono infatti gli studi sociali, ma anche la progettazione e l’erogazione di percorsi formativi e di alternanza, servizi finalizzati all’inserimento o al reinserimento nel mercato del lavoro dei lavoratori, l’organizzazione e gestione di attività culturali, artistiche o ricreative di interesse sociale”.

Il CSSE ha sede a Vicenza ma il suo orizzonte è regionale. Durante i primi mesi di rodaggio ha avuto già modo di impegnarsi nell’organizzazione di alcuni eventi, come per esempio il workshop sulla “parità salariale come strumento di  mancipazione femminile” organizzato nell’ambito del progetto Novis a Verona.

“E abbiamo già in cantiere due studi che presenteremo tra qualche mese. Il nostro mantra è lavorare sulla qualità, con ricerche e numeri inoppugnabili, consapevoli di poter dare un contributo al dibattito pubblico e strumenti per la conoscenza e la crescita della nostra regione”.

Un workshop sulla parità salariale

“Creazione della rete: raggiungere i destinatari – Donne, lavoro e denaro: la parità salariale come strumento di emancipazione femminile”.

E’ il titolo del workshop che si è svolto il 15 dicembre 2023 al Museo del Vino di Villa Canestrati a Illasi (VR).

Si è trattato del primo appuntamento al quale ha aderito il Centro Studi Sociali ed Economici del Veneto.

Il workshop ha approfondito come la promozione di una cultura del lavoro equa e inclusiva in una prospettiva di parità di genere possa trasformarsi in uno strumento potente di emancipazione femminile e di prevenzione della violenza economica di genere.